Giorgetti e la svolta shock: "Addio alla stagione LSD". Ora torna l’austerity

Le finanze italiane in bilico, quali saranno le mosse del nuovo Governo?

Il Governo Meloni, seguendo le orme del rigore finanziario iniziato con Draghi, si appresta a fronteggiare la sfida politica di un bilancio nazionale stringente. Recentemente, davanti alla Camera, il ministro Giorgetti ha schizzato dei contorni netti di una politica economica che rifiuta la strada del "Lassismo, Sussidi, Debito", invitando piuttosto a una gestione accurata dei conti pubblici.

Tutti gli occhi sono trincerati sull'argine delle prossime strategie del Governo, in particolare sul commitimento o meno della riduzione del cuneo fiscale, un pacchetto del valore di 10 miliardi di euro che Giorgetti colloca tra le necessità irrinunciabili. Questo impegno virerebbe a confermare il cammino già intrapreso dall'Italia, anche alla guida delle direttive europee che, sotto l'ombrello delle procedure d'infrazione, intimano correzioni di budget considerevoli in futuro.

Il contesto politico-economico e le scelte di bilancio

Non si può certo dire che le decisioni in piano economico del Governo possano prescindere dal quadro socio-economico vigente e dalle priorità politiche essere all'orizzonte. La manovra 2025 si prospetta come un rebus, soprattutto alla vista delle nuove direttive sul Patto di Stabilità e Crescita che ~stringono la corda~ sull'uso dello strumento del deficit. Un vero e proprio capolavoro economico è richiesto, e sia le file del Governo che le voci critiche dell'opposizione stanno al balcone, pronte a dirimere scelte determinanti per il domani d'Italia.

Il punto cardine: responsabilità fiscale

Il Governo attuale, capeggiando tra la necessità di un elevato self-control finanziario e l'urgenze di conservare l'appeal popolare, forse starà pensando proprio alla questione del cuneo fiscale come trampolino per dimostrare quanto possa essere attrattiva una politica di serietà economico-finanziaria.

Questo corteggia una rivoluzione significativa per la componente politica di destra, la quale precedentemente non ha sempre suonato sulla stessa riga melodia quando si parlava dei doveri socioeconomici e dei comandamenti interni in rapporto ai diktat europei. Ecco che al dunque, ci chiediamo se questa responsabilità fiscale prendesse il suo posto di rilievo syntonizzando con il giogo dell'UE e la lente minuziosa dei mercati esteri.

Le politiche adottate dall'Italia giocano dunque sull'equilibrio tra rigore e innato populismo, un cake-walk tra demand nazionali e mål europei. Tutti occhi puntati sullo sviluppo hot dei fatti, per carpire il verso che la Penisola sceglierà.

E voi lettori, con un soffio di fantasia, che scelta dareste se foste alle prese con i cordoni della borsa nazionale, per armonizzare i conti senza scivolare sul benessere dei cittadini? Con un sottofondo di idee, chissà, potremmo addirittura sfamare qualche musa ispiratrice della nostra politica!

"Ogni generazione ride delle vecchie mode, ma segue religiosamente le nuove", scriveva Thoreau, e in politica questo sembra essere un eterno ritorno. Oggi, il Governo Meloni sembra essere pronto a vestire i panni della responsabilità finanziaria, un cambio di costume che fa sorridere pensando alle battaglie populiste di un tempo non troppo lontano. Ma la risata si spegne quando si pensa alle conseguenze che tale virata comporta: il rigore finanziario è un abito stretto, che lascia poco spazio a manovre espansive e rischia di far traballare le promesse elettorali. La sfida più grande sarà quindi quella di mantenere la fiducia dei cittadini senza poter allentare i cordoni della borsa, un esercizio di equilibrismo che metterà alla prova la capacità di navigare in acque agitate da vincoli europei sempre più stringenti. Sarà interessante osservare come la destra italiana, e forse quella francese, riusciranno a rendere popolare la responsabilità fiscale, un tema che fino a ieri sembrava appannaggio delle sinistre. La politica 2.0 sarà allora la capacità di innovare conservando, di cambiare rimanendo fedeli a principi di solidità economica che non ammettono più sbandamenti. Nel frattempo, l'Europa osserva e giudica, pronta a richiamare all'ordine chiunque tenti di deviare dal sentiero della stabilità finanziaria.

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