Crisi economica all'orizzonte? "470 Comuni, inclusi Napoli e Catania, rischiano il default" - Il report allarmante

Con le casse dei Comuni a secco, che ne sarà dei nostri servizi quotidiani?Tutti noi ci aspettiamo che le strade siano pulite, i parchi ben curati e le scuole funzionanti, ma come si reggono i Comuni italiani sotto il peso di una crisi finanziaria che minaccia proprio questi servizi essenziali? La stabilità dei servizi locali, dopo tutto, pesa come un macigno sulla vita di ogni giorno e sulla salute stessa delle nostre città.

Gestire le finanze di un Comune è come fare un puzzle complesso dove ogni pezzo deve trovarsi al posto giusto. Se inciampi nella riscossione delle entrate, come la tassa dei rifiuti o le multe, le cose si possono complicare parecchio. Senza i soldi che entrano, infatti, alcuni Comuni rischiano di trovarsi nel baratro del pre-dissesto o addirittura del dissesto finanziario, il che non fa altro che complicare la situazione.

La tetra mappa della crisi

Se vi è mai capitato di domandarvi quanti siano i Comuni in crisi, una ricerca condotta dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti ci dice che sono ben 470. Gettare un occhio sulla cartina, si scopre che la situazione si fa ancor più grigia al Sud: qui la riscossione degli introiti fa i conti con marcate difficoltà. Pensate a Catania, per esempio, dove il problema è diventato ormai noto a tutti.

Non è solo un affare delle grand città: i piccoli Comuni, di cui quasi la metà si trova in stato di dissesto, sembrano navigare nella stessa tempesta economica. Anche le flotte di città più grandi, come Torino, Napoli o Palermo, combattono gli stessi mari in burrasca finanziaria.

Trovare una bussola in mezzo alla tempesta

Il nodo della questione, almeno a quanto pare, risiede nell'efficacia del recupero dei soldi dovuti al Comune. Senza queste risorse, i debiti aumentano e al Comune girano sempre meno i conti. Il presidente dei commercialisti, Elbano de Nuccio, fa sapere che ci vuole una scossa, un cambiamento nelle leggi che possa dare una mano a ritrovare il sentiero del bilancio in equilibrio.

E se la situazione non fosse già abbastanza incerta, ecco che i recenti annunci di tagli alla spesa pubblica mettono ulteriore pressione sui Comuni, specie su quelli che avevano già ricevuto fondi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Per chi desidera scavare più a fondo, la Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha tutto il report sullo stato di allerta degli enti locali disponibile sul suo sito.

È chiaro che la sicurezza finanziaria dei nostri Comuni è più che una semplice faccenda di conti in rosso o in nero. Si tratta della salute delle nostre comunità e dei servizi che ogni giorno diamo per scontato. La speranza è che, con un pizzico di lungimiranza e una buona dose di nuove normative, si possa trovare una via d'uscita anche per il Comune più piccolo e bisognoso. E ora, a voi la parola: cosa ne pensate di questa precaria situazione finanziaria che i nostri Comuni devono affrontare?

"Chi non è capace di governare se stesso, come potrà governare gli altri?" - Leonardo da Vinci. Questa massima del genio rinascimentale risuona con prepotenza di fronte al drammatico quadro finanziario che affligge i comuni italiani. Il report della Fondazione Nazionale dei Commercialisti non è solo un campanello d'allarme, ma la fotografia di una crisi di governance locale che rischia di paralizzare il nostro tessuto urbano e sociale.

L'incapacità di riscossione degli enti, che si traduce in una montagna di crediti inesigibili, è il sintomo di una malattia più profonda: l'inefficienza amministrativa. È un circolo vizioso che affonda le radici nella mancanza di controlli e nella scarsa capacità di gestire con lungimiranza le risorse pubbliche.

Come Leonardo ci insegna, la capacità di auto-governarsi è la base da cui partire per ogni forma di amministrazione. È tempo che i comuni italiani inizino a fare i conti con la realtà, adottando misure di rigore e strategie di lungo periodo per uscire dal tunnel del dissesto. La manovra del governo Meloni, con i suoi tagli, potrebbe essere un'occasione per un salutare esercizio di responsabilità, oppure l'ultima spinta verso il baratro per quei comuni già in bilico. La sfida è aperta: sarà la capacità di auto-governarsi a determinare chi riuscirà a navigare in queste acque turbolente e chi, invece, affonderà sotto il peso dei propri debiti.

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