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Agenda Famiglia

Favorire lo sviluppo di un welfare capace di generare relazioni e reti di sostegno fra persone

Le famiglie sono il cuore pulsante dell’Italia, perché garantiscono benessere economico e coesione sociale. Tuttavia, in questi anni di crisi le famiglie hanno sofferto pesantemente, penalizzate sia dall’assottigliarsi del welfare sia dalla necessità di sostenere le crescenti necessità dei componenti più deboli. 


Scelta Civica vuole che questo ruolo centrale della famiglia italiana sia mantenuto e rafforzato.
Innanzitutto, verrà mantenuto un Ministro con delega per le politiche famigliari, segnalando in questo modo che è il governo nel suo complesso che si fa carico di una scelta di fondo, e che qualsiasi scelta governativa dovrà fare i conti con i suoi effetti sulla vita delle famiglie, e non solo degli individui, ricercando quindi una "Valutazione di impatto familiare" su ogni scelta politica. 

La ritrovata credibilità internazionale dell’Italia e l’impostazione generale di politica economica potrà giovare alla famiglia italiana. L’innesco della ripresa produttiva – unitamente alla riforma del mercato del lavoro – genereranno nuovo lavoro. Solo così molte famiglie potranno uscire dalla povertà, i giovani potranno formare senza angoscia nuove famiglie, le coppie avranno il coraggio di avere un figlio o un (altro) figlio, la persona con disabilità troverà un lavoro adatto alle sue possibilità. A sua volta, solo la ripresa di potere d’acquisto per le famiglie potrà innescare un circolo virtuoso nei consumi, tale da dare slancio alla ripresa. 

Tutta la politica fiscale e di welfare sarà orientata sul principio delle pari opportunità. Perché lo Stato deve intervenire per mettere i suoi cittadini alla pari nel giocarsi i propri talenti, specialmente quando la condizione di svantaggio non dipende da chi la subisce: nessuno ha scelto di essere uomo o donna, di avere un certo numero di fratelli, di nascere in una famiglia povera, di essere disabile. 

Le politiche di welfare saranno orientate dal principio della sussidiarietà, che non vuol dire meno Stato, ma consapevolezza che solo una feconda interazione fra lo Stato, le famiglie stesse, le organizzazioni del terzo settore, le associazioni del volontariato e il mercato è in grado di generare un welfare più efficace e meno oneroso. Con lo Stato a “regolare il traffico”: analizzando la realtà, emanando norme che orientino e consentano agli altri soggetti sociali azioni virtuose, intervenendo direttamente quando necessario. 

Infine la questione delle risorse. La loro disponibilità è legata a doppio filo all’efficacia di misure di contenimento della spesa e agli incrementi di gettito legati alla ripresa economica, alla lotta all’evasione e all'elusione, alla riduzione del servizio del debito (di nuovo, a una politica economica coerente e rigorosa). Alcune delle azioni proposte avranno solo effetti redistributivi, e sono dunque a costo zero. Per le altre si identificano priorità, ovviamente condizionate alla disponibilità di risorse aggiuntive. 

Le politiche familiari proposte agiscono su tre versanti: conciliazione fra lavoro e famiglia per supportare in modo particolare le giovani coppie lavoratrici; misure fiscali a favore delle famiglie, per permettere alle coppie di avere i figli che desiderano; misure a favore delle persone con disabilità. 


Conciliazione fra lavoro e famiglia 


Il lavoro di entrambi i genitori è la prima assicurazione contro la povertà familiare. Il tasso di povertà tra le famiglie monoreddito è tre volte più elevato che tra quelle con due redditi. Tipicamente è la donna che rinuncia al lavoro o che si accontenta di lavori modesti e poco impegnativi per prendersi cura della famiglia, con il risultato di un tasso di attività femminile che in Italia è il più basso d’Europa, e una maggiore fragilità di queste famiglie. Senza contare che oggi l’inserimento nel mondo del lavoro è molto più lento e instabile del passato, così che molte giovani coppie sono in difficoltà a formare e mantenere una famiglia. 

Occorre quindi operare da un lato per supportare e rilanciare l’occupazione femminile, dall’altro per fare in modo che anche chi fa lavori retribuiti in modo modesto sia in grado di affidare il proprio bambino in età 0-3 anni a persone competenti a prezzi sostenibili. Anche perché è dimostrato che proprio questi bambini sono quelli che maggiormente si giovano di una socializzazione precoce. Si propongono le seguenti misure, in ordine di priorità).

(a) Rafforzare il piano nidi già finanziato dal Governo

A seguito del piano straordinario nidi del 2007, l’incremento dei posti disponibili nei nidi è stato significativo, ma il ritardo sul tema dei servizi per l’infanzia si concentra nelle regioni del sud dell’Italia. Nell’anno 2012 il governo Monti ha recuperato e destinato alle Regioni obiettivo del sud (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) 400 milioni di euro per lo sviluppo dei servizi per la prima infanzia. 

Sulla scorta di questo Piano deve essere fatto uno sforzo straordinario per aumentare l’offerta di asili nido, incentivando anche la creazione di cooperative di baby nido aziendali e la creazione di di asili nido privati-convenzionati, nonché favorendo la costituzione di fondi bilaterali per sostenere le famiglie che devono far fronte al pagamento delle rette degli asili nido, come indicato nell’Agenda lavoro. Inoltre Il pagamento della retta va stabilito sulla base del reddito del nucleo familiare, mentre le risorse destinate devono essere sicure e strutturali, individuate nella legge di stabilità e non più con misure una tantum. 

(b) Rimodulare i congedi genitoriali: “spalmare” nei primi 18 anni di vita del figlio la possibilità del congedo genitoriale, ora limitato a 8 anni, accentuando le misure di favore quando del congedo usufruiscono i padri; permettere la fruizione oraria del congedo parentale senza alterare il periodo complessivo del congedo concesso; prevedere anche che del congedo possano usufruire i nonni lavoratori, qualora i genitori non ne possano usufruire a causa della precarietà del lavoro. 

(c) Realizzare di misure a sostegno dell’occupazione femminile, come la detassazione selettiva, così come previsto dal documento programmatico sul lavoro proposto da Scelta Civica e la diffusione di voucher formativi finanziabili con la parte di Fondo sociale europeo destinati all'occupazione femminile.

(d) Favorire – dal punto di vista fiscale e normativo – le famiglie associate che auto-organizzano servizi alla prima infanzia e cooperative / associazioni che offrono servizi di cura a piccoli gruppi di bambini, a condizione delrispetto di determinati standard di qualità. 

(e) Favorire convenzioni con nidi privati (o anche Sezioni Primavera in Scuole per l’Infanzia, per bambini non lattanti), condizionate a criteri di qualità e disponibilità a praticare tariffe di favore per i bambini poveri e disabili. 

(f) Mantenere e rafforzare i voucher già attivati dal Governo Monti per le attività di cura dei bambini, degli anziani e dei non autosufficienti, in particolare con sperimentazioni mirate, di cui va controllata l’efficacia con metodi rigorosi di verifica d’impatto. I voucher vanno però condizionati all’effettivo utilizzo per servizi di predeterminata qualità. 

Per mettere in atto queste proposte, è indispensabile l’interazione con gli enti locali. Il governo interverrà condizionando l’erogazione dei fondi alla presentazione di progetti effettivamente praticabili in tempi rapidi e certi. 


Misure fiscali a favore delle famiglie per permettere alle coppie di avere i figli che desiderano 



Sviluppare, come in altri paesi europei, un piano di sostegno alla natalità attraverso contributi economici progressivi correlati al numero dei figli a carico. L’attuale ordinamento è molto disordinato, un ginepraio di misure (a volte) condizionate al reddito e al numero di fratelli, con ulteriori differenziazioni a livello regionale e locale. 

Di conseguenza, una coppia ha grande difficoltà a comprendere come si modificherà la sua condizione fiscale e tariffaria se decide di mettere al mondo un (altro) figlio. Le misure proposte hanno quindi innanzitutto obiettivi di semplificare e concentrare gli interventi, accentuando le pari opportunità a favore dei bambini con più fratelli, dando attuazione agli articoli 53 e 31 della Costituzione. 

(a) Rivedere le tariffe delle utenze domestiche, ma anche della Tares, che ora prevedono costi (per m3 di acqua e di gas, per kwh eccetera) crescenti al crescere del consumo. L’attuale normativa, facendo riferimento esclusivo al consumo complessivo e non quello “a persona”, non tiene in considerazione degli ovvi costi aggiuntivi automaticamente sostenuti dalle famiglie numerose. Senza prevedere alcun aggravio complessivo di costi, si propone di “lasciare fare al mercato”, come avviene ad esempio per le tariffe telefoniche – che sono effettivamente diminuite, e non solo per chi usa molto il telefono – in modo che le diverse compagnie siano incentivate a proporre tariffe più convenienti alle famiglie che più consumano, agendo di concerto con l’authority per l’energia. 


(b) Introdurre il nuovo ISEE, accentuando le misure a vantaggio delle famiglie numerose che (ad esempio) debbono ovviamente vivere in case più grandi e con maggior rendita catastale. Anche queste misure si configurano come misure redistributive, senza oneri per lo Stato. 

(c) Unificare le agevolazioni fiscali a favore dei bambini con più fratelli in un sistema che preveda da un lato deduzioni crescenti con il numero di figli e decrescenti con il reddito configurando una no-tax area, il cosiddetto Fattore Famiglia, dall’altro integrazioni con assegni familiari per i redditi molto bassi (anche dei lavoratori autonomi) e per gli incipienti. 

Questo sistema – che dovrà essere impiantato in modo progressivo – è più realistico rispetto al quoziente familiare (che ha anche il difetto di scoraggiare il lavoro del coniuge con reddito più basso, quasi sempre la donna, e di favorire i redditi più elevati). 

Il sistema potrà incorporare anche agevolazioni per le famiglie che assistano persone con disabilità e anziani non autosufficienti, che potrebbero incrementare la no tax area o prevedere l’erogazione di assegni aggiuntivi. Su questo nuovo sistema andranno convogliati tutti gli attuali strumenti (detrazioni e assegni per figli a carico, assegno per le famiglie povere con almeno tre figli…), oltre ad eventuali risorse aggiuntive disponibili. 

Anche l’attuale surplus fra versamenti per assegni familiari e assegni effettivamente erogati (si tratta di 630 milioni di euro annui) verrà progressivamente assegnato a questa voce di spesa, come già precisato nel documento programmatico sul lavoro proposto da Scelta Civica. 

(d) Intervenire affinché le onerose addizionali regionali e comunali, applicate sul reddito lordo senza alcuna considerazione di quante persone vivono con quel reddito, tengano conto dei carichi familiari.
Misure a favore delle persone con disabilità. 

La famiglia resta il primo ammortizzatore sociale, non solo per i disoccupati e inoccupati, ma anche per i disabili e gli anziani non autosufficienti. Il Governo Monti è intervenuto ripristinando il fondo per la non autosufficienza (200 milioni di euro per il 2012). Tale fondo verrà incrementato, fino a raggiungere il livello di 400 milioni. La sua assegnazione a bando agli enti locali sarà condizionata alla presentazione di progetti di spesa che prevedano l’interazione con associazioni del terzo settore, nella consapevolezza di agire in tal modo da moltiplicatore per iniziative nate dalla società civile. Pur mantenendo le attuali misure di sostegno monetario, sembra infatti opportuno favorire in primo luogo lo sviluppo di un welfare capace di generare relazioni e reti di sostegno fra persone

In secondo luogo, tale fondo verrà assegnato – sempre a bando – a iniziative che prevedano il miglioramento qualitativo del servizio domestico erogato da assistenti familiari (le cosiddette “badanti”), in particolare attraverso attività di formazione. Per queste ultime, preziosa risorsa per permettere l’assistenza a domicilio degli anziani, vanno rivisti i criteri di reclutamento e di ingresso in Italia, da troppi anni legati a percorsi di presenza irregolare. 

Va formulata la possibilità che le famiglie assumendo regolarmente le operatrici familiari possano avere detrazioni e che mettendosi insieme in forma cooperativa più famiglie possano assumere una stessa collaboratrice. 

In terzo luogo, in accordo con le cooperative sociali occorre sfruttare a pieno le misure per l'inclusione lavorativa dei disabili previste dalla legge 68, che comunque deve essere rivista. Infine va incoraggiato il sostegno a progetti sul “dopo di noi”, ricorrendo a forme di neo-mutualismo per garantire ai disabili un'esistenza dignitosa, anche quando i genitori non ci siano più.

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