Scelta Civica
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Agenda Scuola

La scuola di oggi per l’Italia di domani.

Il grado di civiltà di un Paese si misura dal livello del suo sistema di istruzione e formazione. 


Solo mettendo l’educazione al centro dell’agenda politica è possibile far ripartire oggi l’Italia di domani. 

I ragazzi che non studiano, non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione lo chiedono con urgenza. 

Tra loro non ci sono solo il 18,8 per cento dei ragazzi che escono dalla scuola senza una qualifica professionale o un diploma, ma anche coloro che al termine del percorso formativo non sono riusciti ad acquisire gli strumenti necessari per inserirsi in modo efficace nel mondo del lavoro, o quei giovani che, pur avendo un’ottima preparazione e conseguito risultati eccellenti, sono costretti ad andare all’estero per assicurarsi un futuro. 

Un sistema di istruzione e formazione di qualità deve avere come priorità inclusione, merito, flessibilità, personalizzazione dei percorsi, respiro internazionale, raccordo efficace con il mondo universitario e con quello del lavoro. L’obiettivo è che ogni famiglia italiana, ovunque abiti, di qualunque estrazione sociale sia, possa avere una scuola e una formazione di qualità per i propri figli. 

Bisogna invertire la tendenza a disinvestire nella scuola. Per questo Scelta Civica propone di arrestare e invertire il trend di diminuzione della spesa per l’educazione (Scuola, Formazione, Università e Ricerca), facendo gradualmente crescere gli investimenti in educazione ad un ritmo pari a quello della crescita del PIL. 

Questo significa, stando alle previsioni del FMI, mettere a disposizione della scuola nuove risorse per circa 8 miliardi di euro, distribuiti nell’arco della legislatura.

Occorre, inoltre, avere il coraggio di usare tutte quelle leve che possono migliorare in profondità il nostro sistema di istruzione e formazione, mettendo ogni singola istituzione scolastica e formativa nelle condizioni di poter lavorare al meglio. 

Lo scopo è dare a tutti i giovani l’opportunità di trovare una strada per inserirsi nella società e nel mondo del lavoro, per mettere a frutto i propri talenti e dare il proprio contributo alla crescita del Paese. 

Per Scelta Civica sono quattro le leve necessarie per cambiare la scuola.


1. Autonomia reale e risorse certe 


Anche se sulla carta le scuole sono autonome dal 1999 in realtà non hanno la possibilità di esserlo effettivamente per i troppi vincoli e la mancanza di risorse adeguate.
È necessario definire, in modo chiaro e condiviso, i compiti che spettano allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali per dare ad ogni scuola certezze nei riferimenti e strumenti reali per operare, diffondendo la consapevolezza del rilievo costituzionale delle istituzioni scolastiche quali veri interlocutori istituzionali a livello nazionale e territoriale. L’autonomia didattica, organizzativa e finanziaria deve trovare un progressivo compimento nella logica della sussidiarietà e della responsabilità. 

Queste, in sintesi, le proposte: 

• più risorse certe a tutte le scuole del sistema pubblico di istruzione, perché possano utilizzare gli spazi di flessibilità previsti dall’autonomia e dai nuovi ordinamenti per l’ampliamento dell’offerta formativa, per la personalizzazione dei percorsi e per dare stabilità ai processii di alternanza scuola-lavoro e di orientamento, anche con la possibilità di utilizzare personale specializzato; 

• assicurare ai centri di formazione accreditati la quota capitaria necessaria per poter garantire l’offerta formativa in base alla normativa vigente, con l’istituzione di un apposito fondo nazionale, che integri i fondi delle regioni, a presidio della qualità della formazione su tutto il territorio; 

• sostenere la costituzione di reti di scuole, anche di ordini diversi, per favorire un utilizzo dell’organico in modo funzionale alla realizzazione della quota di flessibilità prevista dall’autonomia, per garantire continuità di impiego del personale per supplenze, per l’utilizzo di insegnanti di sostegno specializzati, di docenti per l’insegnamento CLIL, di docenti di strumento musicale, di tecnici di laboratorio e di insegnanti tecnico pratici; 

• ripensare una governance delle istituzioni scolastiche autonome in cui dare spazio a famiglie, docenti, comunità locale e mondo produttivo in una logica sussidiaria e di responsabilità; 

• snellire l’iter burocratico che consente alle scuole di beneficiare del 5 per mille; 

• creare le condizioni per il pieno utilizzo delle risorse della programmazione 2014-2020 dei fondi comunitari; evitando la logica della distribuzione “a pioggia” senza l’individuazione precisa di risultati attesi e la loro puntuale valutazione. 


 2. Valutazione e miglioramento della qualità 


La valutazione non è lo scopo, ma uno strumento finalizzato a un obiettivo preciso: migliorare ogni singola scuola e centro di formazione professionale. Senza avere un punto di riferimento esterno con cui paragonarsi è impossibile migliorare. Il sistema di valutazione nazionale è un’infrastruttura fondamentale per garantire un sistema educativo di qualità in tutto il Paese e per evitare che l’autonomia si trasformi in autoreferenzialità. È urgente portare a compimento il percorso cominciato 12 anni fa. 

• È essenziale, infatti, che ogni singola istituzione scolastica e formativa sia chiamata ad una rendicontazione pubblica dei propri risultati, secondo un quadro di riferimento comune, un set di indicatori diversificati e dati certificati. 

• L’esito di questo lavoro potrà essere la base per l’avvio della valutazione della dirigenza scolastica, prevista da più di 10 anni dal contratto (e mai attuata), consentirà una maggior trasparenza nei confronti delle famiglie, degli studenti e del territorio, e darà ai decisori politici un quadro con cui valutare l’efficacia dei provvedimenti attuati. 


3. Nuove politiche per il personale 


La chiave per un sistema di istruzione di qualità sono insegnanti preparati e motivati e dirigenti con elevate competenze professionali. 

Insegnanti 

La prima emergenza è rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati. Occorre valorizzare la figura del docente e considerarlo un professionista quale è. Occorre procedere alla individuazione di strumenti per riconoscerne l’impegno lavorativo, la passione educativa, il merito professionale. 


Tre proposte: 

dare un nuovo status giuridico ai docenti, rivedere il contratto nazionale di lavoro, prevedere delle progressioni di carriera e nuove modalità di reclutamento che lascino progressivamente spazio all’autonomia responsabile delle istituzioni scolastiche e la possibilità di concorsi per reti di scuola. Occorre, inoltre, favorire come in ogni professione, la formazione e l’aggiornamento in servizio, anche consentendo di dedurre i costi sostenuti dai docenti. 

Il criterio per realizzare la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti deve essere quello sussidiario, capace di valorizzare il contributo delle Università e degli Enti di ricerca, l’iniziativa delle scuole e di gruppi di docenti e l’apporto delle associazioni disciplinari e professionali e del mondo del lavoro e delle professioni; 

portare a soluzione la questione del precariato senza ledere i diritti acquisiti, ma escludendo ulteriori riaperture delle graduatorie ad esaurimento. E’ necessario interrompere il circolo vizioso che da molto tempo ha fatto entrare in ruolo persone dopo 10, 15, 20 anni di attesa, prevedendo un ingresso costante e regolare di giovani insegnanti nella scuola, attraverso nuove forme di reclutamento; 

migliorare il percorso di formazione iniziale dei docenti. 

La messa a regime del TFA (Tirocinio Formativo Attivo) deve essere un’occasione per rendere più efficaci e snelle le modalità della formazione iniziale rispettandone due principi: l’abilitazione deve essere conseguente alla valutazione di un effettivo tirocinio svolto nelle classi. Come in tutte le professioni, deve esserci una netta distinzione tra il momento in cui si consegue l’abilitazione all’insegnamento e il momento in cui si entra nei ruoli del personale della scuola attraverso concorso pubblico. 

Dirigenti scolastici 

• riconoscere il ruolo e la professionalità dei dirigenti scolastici, dando loro autonomia e responsabilità di scelta per il raggiungimento dei risultati, promuovendo una leadership distribuita all’interno della scuola, che valorizzi professionalità e funzioni specifiche dei docenti; 

• realizzare un sistema di reclutamento dei dirigenti, con l’obiettivo di attrarre e selezionare professionalità con attitudini alla dirigenza, facendo una selezione che, in linea con tutte le esperienze internazionali, valorizzi le professionalità dimostrate dai docenti nelle esperienze di middle management ricoperte nella scuola; 

• aprire la dirigenza scolastica italiana al confronto internazionale ed in particolare a partnership con i colleghi europei, anche per la formazione in servizio. 


 4. Sostegno alle famiglie e diritto allo studio 


Le famiglie devono essere sostenute nel loro compito educativo. Se una famiglia spende per l'educazione dei figli deve essere aiutata, perché si tratta di un investimento per tutto il Paese. 

Ci impegniamo a: 

• promuovere una politica fiscale che consenta di dedurre progressivamente le spese certificate in istruzione, come le rette per le scuole paritarie ed i contributi versati per la scuola statale; 

• sostenere la possibilità effettiva di scelta educativa per le famiglie meno abbienti che non sono nelle condizioni di dedurre le spese in istruzione; 

• garantire un diritto allo studio non solo a partire dall’università ma dall’inizio del percorso di istruzione e formazione, aiutando i meritevoli non abbienti a proseguire al meglio gli studi, allo scopo di restituire alle istituzioni scolastiche e formative la funzione fondamentale di leva per la mobilità sociale; 

• riconoscere il credito d’imposta per chi mette a disposizione borse di studio in favore degli studenti; 

• garantire un fondo ad hoc per alunni disabili a carico del Ministero del Welfare, per un sostegno alla persona nel rispetto della libertà di scelta delle famiglie. 


PER SCELTA CIVICA CI SONO QUATTRO PRIORITÀ 


I) Aumentare i livelli di apprendimento degli studenti e diminuire la variabilità dei risultati tra le scuole 
  • Colmare il divario rispetto agli standard internazionali che cresce nel corso del ciclo di studi. 
  • Combattere la varianza tra scuole che si realizza sui livelli di apprendimento degli studenti anche a partire dal primo ciclo.
  • Dare più autonomia alla scuola secondaria di primo grado (scuola media) nella organizzazione dei percorsi di studio per favorirne l’opzionalità e la personalizzazione. Lo scopo è aiutare gli studenti a proseguire gli studi prevenendo la dispersione scolastica e formativa.
  • Utilizzare tutte le potenzialità delle nuove tecnologie per rinnovare gli ambienti di apprendimento. 

II) Potenziamento dell’istruzione tecnica e professionale, orientamento al lavoro e mobilità studentesca 

I Paesi europei che hanno puntato sull’istruzione e la formazione tecnica e professionale hanno un tasso di disoccupazione e di dispersione scolastica nettamente inferiore al nostro. 

L’opportunità di scegliere dopo i 14 anni tra licei, istituti tecnici e professionali, percorsi di istruzione e formazione professionale, è la chiave per poter dare un futuro di successo a tutti i giovani e un progetto di vita e di lavoro in linea con i loro interessi. Ma è fondamentale che tali percorsi siano realmente differenti dal punto di vista della proposta per “incrociare” tutte le capacità e tutti i talenti, garantendo una qualità equivalente e la possibilità di passaggi tra i sistemi formativi. 

Occorre proseguire sulla strada intrapresa con il decreto Semplificazione e Sviluppo per: 

• annodare filiere formative e filiere produttive per offrire concrete opportunità di occupazione ai giovani e di crescita del sistema produttivo del territorio, anche attraverso l’utilizzo del contratto di apprendistato a tutti i livelli; 

• promuovere l’istruzione tecnico-professionale e la formazione professionale migliorandone attrattività e qualità anche attraverso la creazione di poli tecnico-professionali di filiera; 

• potenziare l’istruzione tecnica a livello terziario con il consolidamento degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).

Scelta Civica ritiene essenziale che tutti gli studenti (anche quelli dei licei) prima della fine delle scuole secondarie possano fare almeno uno stage in contesti di lavoro e un’esperienza all’estero. 

Per questo va sostenuta la realizzazione del più ampio numero di accordi tra le scuole, le imprese e i soggetti istituzionali e sociali interessati, anche per incrementare significativamente percorsi di alternanza scuola lavoro. 

III) Edilizia Scolastica 

Non si può accettare di mandare i nostri figli in scuole insicure e decadenti. È importante realizzare un piano pluriennale di rinnovo graduale degli edifici scolastici. Per questo occorre: 

• salvaguardare le spese di investimento e manutenzione ordinaria per le scuole di Province e Comuni, anche studiando forme di esclusione dai patti di stabilità che bloccano risorse ed impediscono risparmi; 

• creare un fondo per l’edilizia scolastica dove far confluire beni inutilizzati del demanio, beni confiscati alla mafia, risorse statali ed europee, per avere più risorse disponibili nella programmazione regionale ed essere in grado di attrarre investimenti privati. 

IV) Apprendimento permanente 

Scelta Civica si impegna a collaborare alla realizzazione del sistema nazionale per l’apprendimento permanente degli adulti rispondendo così alle sollecitazioni dell’Unione europea. In un periodo di grandi trasformazioni della struttura sociale e di crisi economica globale è essenziale far emergere e far crescere il grande capitale umano rappresentato dalle competenze acquisite dalle persone sul lavoro, nella vita quotidiana e nel tempo libero, per esercitare i diritti di cittadinanza attiva, per non essere messi a margine del mercato del lavoro e per migliorare le proprie competenze professionali. 

Per questo vanno costituiti i centri provinciali degli adulti e le reti territoriali per l’apprendimento permanente. Oggi in Italia soltanto il 5,7% della popolazione partecipa ai percorsi di apprendimento permanente, a fronte del 9,1% della media dei paesi europei (dati Istat 2011).

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