Scelta Civica
ITALIANI
PER PASSIONE
#italianiperpassione
    

Ue, Rabino: Serve esercito comune. Avanti con web tax

L'intervento del Presidente di Scelta Civica

“Non possiamo che apprezzare la nuova linea adottata in tema di immigrazione dal ministro Minniti. Nonostante l’impegno del governo e dell’Unione europea, però, il problema immigrazione per il nostro Paese è tutt’altro che risolto. I dati aggiornati a ieri parlano per il 2017 di 144.656 sbarchi in Europa, e di questi 109.685 in Italia. Siamo ancora il punto d’arrivo privilegiato, e l’Unione europea deve prenderne atto. Non si può continuare a ignorare l’esigenza di una politica di difesa comune che preveda nel medio termine la creazione di un esercito europeo”.

Lo ha dichiarato Mariano Rabino, deputato e Presidente di Scelta Civica, intervenendo in Aula durante le comunicazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in vista del prossimo Consiglio Ue.

“Altro punto: l’Europa digitale. Rivendico una battaglia condotta dal mio gruppo, quella per l’introduzione della web tax - aggiunge il deputato di Scelta Civica -. Per il momento anche su questo tema siamo ancora all’inizio, ma confido che il nostro Governo, assieme agli esecutivi di Francia, Spagna e Germania, possa imprimere un’accelerazione in vista dell’Ecofin dei prossimi mesi”.

“Se i cittadini non percepiscono l’importanza di un’Europa unita non è per loro miopia, né per scarsa sensibilità. Al netto delle strumentalizzazioni di qualche soggetto politico, ciò accade perché l’Unione non ha fatto abbastanza per comunicare alle donne e agli uomini d’Europa la fondamentale importanza del suo operato. Procediamo sulla strada di un’Unione sempre più forte, ma a condizione che sia fatta presto e bene”
, conclude Rabino.

 


Il testo integrale dell’intervento dell’On. Mariano Rabino.

Grazie Signora presidente,
signor presidente del Consiglio,
quello di giovedì e venerdì prossimi sarà il penultimo Consiglio europeo dell’anno e con ogni probabilità di questa legislatura; e ragionevolmente quella di oggi è la penultima occasione che questo parlamento ha per confrontarsi con il Governo sul presente e il futuro dell’Europa. Non è ancora tempo di bilanci definitivi - ci riserviamo di tracciarlo in occasione dell’appuntamento di metà dicembre - ma è tempo - lo è sempre, tanto più in queste circostanze - chiarire cosa vogliamo fare di questa benedetta Europa. Benedetta in senso laico – si dice di cosa fausta e ricca di doni – e se mi permettete anche in senso religioso, essendo il nostro Benedetto da Norcia patrono d’Europa. Ma più che alle parole credo sia il caso di dare un senso ai fatti, alle intenzioni, agli impegni. E lei, signor presidente, lo ha fatto con sufficiente chiarezza su gran parte degli argomenti che saranno oggetto della riunione dei prossimi giorni. Qualche rapido appunto sui singoli temi prima di una riflessione finale: non posso che apprezzare la nuova linea adottata in tema di immigrazione. Con colpevole ritardo le istituzioni europee hanno raccolto l’appello alla condivisione delle responsabilità che l’Italia ha più volte lanciato. Nell’attesa che siano rivisti i regolamenti sul diritto di asilo, strettamente correlati al trattato di Dublino, sta dando risultati positivi la nuova strategia europea che prevede un maggiore impegno laddove partono i flussi migratori. Il combinato disposto delle due misure ridurrà i movimenti secondari, aiutando quindi chi necessita veramente di protezione, e allo stesso tempo ridurrà, come sta già riducendo, traversate del Mediterraneo che troppo spesso hanno esiti tragici. Certo ci sarà da monitorare quanto accade in Libia e lungo le altre rotte migratorie, perché non si sposti dal mare alla terra il pericolo per i migranti, e su questo siamo certi dell’impegno anche di altri organismi internazionali. Ma pur apprezzando l’impegno del governo e dell’Unione europea, signor presidente, il problema immigrazione per il nostro Paese è comunque tutt’altro che risolto: i dati aggiornati a ieri parlano per il 2017 di 144.656 sbarchi in Europa, e di questi 109.685 in Italia. Siamo ancora il punto d’arrivo privilegiato, e l’Unione europea deve prenderne atto, e prendere atto che il fenomeno migratorio è in qualche misura inesorabile e ha bisogno di essere governato, non solo dall’Italia, ma dell’Europa.
Come è a nostro avviso impensabile continuare a ignorare l’esigenza di una politica di difesa comune che preveda nel medio termine la creazione di un esercito europeo. Ben venga la cooperazione strutturata permanente richiesta dal precedente Consiglio europeo, ma se vogliamo davvero un’integrazione totale occorre fare un passo in più. Coraggioso ma imprescindibile, perché le minacce esterne non sono rivolte all’Italia piuttosto che alla Francia o alla Germania, ma all’Europa tutta, alla sua storia, alle sue tradizioni.
Storia e tradizioni che riguardano anche chi, con una scelta legittima ma a nostro avviso sbagliata, ha deciso di uscire dall’Unione. Una scelta legittima, dicevo, ma che non può porre chi l’ha assunta in una condizione di forza. E bene fanno le istituzioni europee a tener ferma la posizione. Se non si registrano progressi significativi non è certo per insensata intransigenza o senso di rivalsa, ma per una altrettanto legittima tutela dei diritti di chi ha deciso di proseguire nella difficile ma prioritaria strada dell’integrazione europea. I partner non sono parenti, non ci toccano ma si scelgono, e se il Regno unito preferirà altri compagni di strada libero di farlo, ma, mi si passi la metafora, dopo aver strappato può al massimo chiedere di “rimanere amici”, non di avanzare pretese.
Infine l’ultimo punto, l’Europa digitale: e qui, al di là del libro delle buone intenzioni su e-government, tecnologia 5G e cyber security, rivendico una battaglia condotta dal mio gruppo, quella per l’introduzione della web tax. Per il momento anche su questo tema siamo ancora all’inizio, ma confido che il nostro Governo, assieme agli esecutivi di Francia, Spagna e Germania, possa imprimere un’accelerazione in vista dell’Ecofin dei prossimi mesi.
Dunque, sono partito dicendo che non è il momento di tracciare bilanci, concluderò ribadendo che è il momento di rilanciare gli impegni. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito all’ascesa di un sentimento antieuropeo che si è manifestato anche nelle urne: dalla già citata Brexit, ai rilevanti risultati di Wilders in Olanda, Le Pen in Francia, all’impensabile successo dell’Adf in Germania e a quello altrettanto imprevedibile dell’estrema destra austriaca. Si dirà che questi partiti convincono ma non vincono, ma ciò non ci consoli. Mala tempora currunt atque peiora premunt, scriveva Cicerone, ciò a dire che se non diamo una sterzata non è detto che andrà sempre così. Da convinto europeista invito tutti coloro che come me condividono questi ideali a cambiare prospettiva: se i cittadini non percepiscono l’importanza di un’Europa unita non è per loro miopia, né per scarsa sensibilità. Al netto delle strumentalizzazioni di qualche soggetto politico, ciò accade perché l’Unione non ha fatto abbastanza per comunicare alle donne e agli uomini d’Europa la fondamentale importanza del suo operato.
Il futuro del nostro continente è gli Stati Uniti d’Europa o non è. Impensabile pensare di affrontare in perfetta solitudine le sfide che la modernità e la globalizzazione pone. E altrettanto sbagliato è perseverare in alcuni errori commessi, come agire ognuno pensando “a lo particolare suo”, per dirla con Guicciardini.
Chi ritiene che sia utopico parlare di Stati Uniti d’Europa commette un errore macrospico, perché non ravvede né i rischi insiti nel non realizzarla né le opportunità offerte. E chi perora la causa sovranista mente sapendo di mentire, perché su alcuni temi il ritorno al passato è impossibile, oltre che sbagliato. Procediamo dunque sulla strada di un’Unione sempre più forte, ma a condizione che sia fatta presto e bene. Ecco, mi sia consentita la similitudine, bisogna agire per decreto, perché mai come oggi ricorrono i presupposti di necessità e urgenza.
L’alternativa è rendere l’Europa l’isola che non c’è in cui vivono tanti Peter Pan, certo romantici ma anche incoscienti e inconsapevoli, che non vogliono crescere come cittadini europei, mentre al di là della finestra il mondo va inesorabilmente avanti.

Newsletter
Nome
Cognome
Email
CAP
Uomo
Donna
Scelta Civica
in Parlamento