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Zanetti: "Il Rosatellum ci impone di fare una lista liberale"

Il discorso del segretario di Scelta Civica

Sarebbe riduttivo dire che questa legge elettorale offre l’opportunità di presentare una lista autonoma a chi è rimasto con coerenza in Scelta Civica, resistendo in questi anni alla smania da ricollocamento in altri partiti. La verità è che questa legge elettorale semmai ci impone di farla. Ci impone infatti di non sottrarci al nostro dovere di offrire questa possibilità a tante realtà civiche e regionali che hanno il proprio comune denominatore nei valori liberali di uno Stato meno oppressivo sul fronte burocratico e fiscale, in quelli popolari della centralità della famiglia e in quelli autonomisti della valorizzazione dei territori.

Non ripeteremo però la scelta del 2013, perché, a differenza di chi ci ha preceduto alla guida di Scelta Civica, non pensiamo che impedire la formazione di una maggioranza davanti agli elettori sia un successo politico da rivendicare e pensiamo invece che le larghe intese siano il piano B cui ricorrono le forze politiche responsabili quando il risultato delle urne non offre altre possibilità rispetto all’ingovernabilità e all’instabilità. Siamo fieri avversari di tutti gli estremismi. Anche degli estremismi di centro, quando le condizioni politiche date li rendono tali.

La cornice di un programma di coalizione in cui siamo disponibili a portare i nostri contributi deve poggiare su due certezze granitiche: sì euro, no sbarchi. Un sì chiaro all’appartenenza all’Unione Europea, con tutta la volontà di cambiarla e migliorarla, ma senza mettere in dubbio la nostra partecipazione ad essa e senza ventilare pericolose e impraticabili avventure monetarie. Un no altrettanto chiaro all’immigrazione incontrollata, con l’assoluta convinzione che le persone in mare vanno salvate, ma l’altrettanto assoluta convinzione che fare di tutto per evitare che partano e rimandarle indietro una volta arrivate, se non sono dei profughi o rifugiati politici, siano precisi doveri anch’essi.

Fino ad alcuni mesi fa, le posizioni ultra antieuropeiste della Lega e di Fratelli d’Italia e alcune ambiguità di Forza Italia costituivano uno scoglio insuperabile per una forza come la nostra. La fine delle ambiguità e la chiara svolta europeista impressa da Silvio Berlusconi a Fiuggi hanno rimosso questo ostacolo e anche la nostra direzione nazionale ne ha preso atto, aprendo al dialogo con Forza Italia, nella misura in cui questa posizione si confermi e rafforzi.

D’altro canto, chi è rimasto con coerenza in Scelta Civica in questi anni, rispetto ai molti che hanno preferito trasferirsi armi e bagagli dentro al PD, lo ha fatto proprio perché non vede nel centrosinistra la sua collocazione naturale, ma al più la sua collocazione inevitabile, se altrove il centro liberale e popolare accetta di essere l’area trainata e subordinata agli estremismi e populismi sovranisti invece che quella trainante e protagonista.

Dopo che ci sarà stato nelle prossime settimane un confronto sui programmi con tutte le forze politiche senza preclusioni, tireremo le somme negli organi di partito, ma, se i paletti che poniamo sull’appartenenza senza ambiguità all’Unione europea e alla moneta unica non verranno disattesi, credo sia chiaro a tutti i liberali e popolari di questo Paese che l’argine agli estremismi non si rafforza facendosi risucchiare in un campo di centrosinistra dove è purtroppo in atto una ormai inevitabile gara a chi rappresenta nel Paese la vera sinistra, bensì contribuendo a riportare al centro il baricentro dell’altro campo.

Se per perseguire questo obiettivo nel modo più efficace dovesse rendersi opportuna una federazione di tutte le forze liberali e popolari in una unica lista, non ci sottrarremo per coltivare piccoli orticelli.

Se però così non dovesse essere, è giusto che si ragioni per aree e per progetti politici, piuttosto che per indistinte quarte gambe.

Il nostro, come abbiamo detto, è quello del rilancio del civismo con una forte connotazione liberale e massima attenzione alle legittime e ancora disattese istanze del ceto medio produttivo italiano: liberi professionisti, piccoli imprenditori, quadri aziendali e della pubblica amministrazione.

Nessuna preclusione e massimo rispetto verso chi vorrà porre l’accento su tematiche importanti come l’aumento delle pensioni minime, ma noi staremo lì per ricordare che è arrivato il momento di abbassare le tasse a quei sei milioni di italiani con redditi tra 28mila e 55mila euro cui una progressività espropriativa impone di pagare il 38% di IRPEF.

Ringrazio Enrico Costa per aver creato questa importante occasione di confronto e invito tutti, me per primo, a metterci al lavoro.

Enrico Zanetti

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