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Giannini: "Vedo SC come l'ala destra di una sinistra riformata e riformatrice"

Il segretario politico al Corriere della Sera e a Il Mattino e al Tg2. "Renzi ha creato una forte aspettativa, da parte del suo elettorato ma anche da parte di potenziali alleati come possiamo essere noi. Ma su molti punti non c'è ancora concretezza, per esempio sul Jobs Act"





Intervista a cura di Marco Galluzzo, pubblicata sull'edizione odierna del Corriere della Sera

"Casini torna nel centrodestra, Scelta Civica dove sta andando? 

Casini non è una sorpresa - risponde Stefania Giannini, oggi segretario del partito fondato da Mario Monti -. mi sembra coerente con una posizione politica che si è sempre basata sul tatticismo, sulla ricerca di una collocazione migliore per la propria sigla. È esattamente l'opposto di quello che fa un partito come il nostro, sceso nella politica italiana senza un bagaglio ideologico, ma solo con competenze, ricerca di contenuti e l'ambizione di realizzare riforme strutturali. 

Insomma Scelta Civica non andrà nella stessa direzione. 

Sicuramente anche noi dovremo fare una scelta di campo e dovessi scommettere al buio, con un leader del Pd che sta puntando tutto sul cambiamento, vedo il mio partito più come l'ala destra di una sinistra riformata e riformatrice, piuttosto che come l'ala sinistra di una destra che ha ancora in Berlusconi un riferimento. 

Perché parla di scommessa al buio? 

Perché su molti punti non c'è ancora concretezza, per esempio sul Jobs Act. Noi abbiamo un piano del lavoro molto dettagliato già da tre mesi, che per primi abbiamo presentato a Letta. Renzi ha creato una forte aspettativa, da parte del suo elettorato ma anche da parte di potenziali alleati come possiamo essere noi. 

Detta in modo brutale, senza Monti dove andate? 

Monti resta riferimento politico e culturale, è senatore a vita e membro del partito. Non se ne occupa direttamente, ha un'altra vocazione, ma non è distante da quello che facciamo. La nostra prospettiva è un patrimonio di idee contro la debolezza delle ideologie, il nostro compito sarà far capire agli italiani che siamo ancora in campo, con le nostre battaglie quotidiane. 

La legge elettorale che verrà penalizza chi non ha grandi leadership. 

Sarebbe imbarazzante dire che io sostituisco Monti, ma le leadership si costruiscono sul campo, abbiamo personalità che hanno tutti i mezzi per dimostrare che anche una coralità di persone può costituire una governance e una classe politica credibile. Manca una star? Vedremo, Renzi qualche anno fa era quasi sconosciuto. 

Alle europee che farete? 

Rappresentiamo quell'area liberale che da troppo mancava in Italia. Per le europee decideremo nel dettaglio nei prossimi giorni ma il nostro riferimento è quello di diventare una forza marcatamente europeista, anche per fronteggiare il forte antieuropeismo che sicuramente ci sarà. Vogliamo essere aggregatori di un'idea di Europa che non si può limitare al fiscal compact. 

C'è ancora spazio per un centro politico con le norme elettorali di cui si è iniziato a discutere? 

Questa legge avrà un effetto fortemente bipolare, noi saremo molto impegnati nell'evitare che si produca un bipartitismo, non rifletterebbe in alcun modo la realtà letterale dell'Italia".


Intervista a cura di Corrado Castiglione, pubblicata sull'edizione odierna de Il Mattino


"Onorevole, il giudizio di SC appare moderatamente positivo sull'Italicum: perché? 

Di sicuro la riforma offre delle risposte importanti ad alcune patologie della nostra democrazia, soprattutto in ordine alla necessità di dare finalmente governabilità al nostro Paese - spiega Stefania Giannini, segretario politico dei montiani. 

Restano però alcune perplessità.

Sulla soglia per ottenere il premio di maggioranza abbiamo registrato un passo in avanti, rispetto al 35% di cui si era parlato all'inizio. Ma per noi il 37% non è sufficiente e si deve puntare ancora più in alto. 

Dunque Scelta Civica continuerà la propria battaglia? 

Sì e non solo sul premio. Anche sulla parità di genere riteniamo giusto insistere. In principio c'era stato l'annuncio di imporre ai partiti l'obbligo di alternanza del 50%. Ora la parità di genere è divenuta solo fiction. Ma alle Camere ci batteremo per cambiare, grazie alla forza trasversale che cresce nei partiti. Perché è necessario far corrispondere la sostanza agli annunci. 

Si riferisce anche alle soglie per i cosiddetti partiti minori? 

Sì, per chi corre da solo o in coalizione le soglie sono alte e ben lontane dagli standard delle democrazie occidentali. Pure il ribasso al 4,5% è insoddisfacente. L'ipotesi relativa al miglior partito della coalizione può essere una soluzione. L'importante è che si tenga presente il principio della rappresentanza. Non si possono ridurre i piccoli partiti a semplici portatori d'acqua. Sarebbero un vulnus per la democrazia. Un partito che raccoglie un decimo di punto percentuale al di sotto della soglia ha diritto ad essere rappresentato in Parlamento.

L'Italicum vuole imporre il bipolarismo. Che ne dice Scelta Civica? 

L'Italicum nasce da un accordo stretto dai due partiti che almeno sulla carta possono contare sul maggior numero di consensi. Dunque la visione è chiaramente improntata alla volontà di ricondurre tutto al bipartitismo. Ma qui non siamo come in America. Qui la storia è un'altra e perciò è necessario che la trasformazione del sistema possa confluire in un bipolarismo plurale. Soffocare la realtà dei partiti minori è antidemocratico. 

L'Italicum costringerà tutti a schierarsi: qual è l'orientamento di Scelta Civica? 

SC non può utilizzare il tatticismo come uno strumento di crescita. Siamo una forza politica nuova, che trae vigore dai programmi, dei contenuti. Siamo partiti dall'agenda Monti: poi siamo approdati al governo di larghe intese, mentre al nostro orizzonte già si profila un nuovo patto di coalizione. Su questa strada siamo convinti che i nodi concreti vadano risolti affrontando riforme strutturali. Per ora, scommettendo al buio, ammettiamo di guardare con maggiore interesse al Pd, un partito che si annuncia riformatore e riformato, sebbene finora non abbia brillato come forza progressista. Anche se qualche dubbio ancora c'è. 

Per esempio? 

Il Jobs Act non mi convince. Ad un mese dall'annuncio resta un documento pieno di titoli, ma non vedo profilarsi discussione perché si approdi a soluzioni tecniche adatte ai bisogni dei cittadini. Da questo punto di vista, il riformismo montiano è stato più concreto. 

Cosa non la convince a destra? 

Lo schieramento attuale resta ancorato a Fi. Berlusconi rimane la stella polare. La rivoluzione liberale di cui si parla ora è la stessa annunciata tanti anni fa e vent'anni sono un tempo sufficiente per giudicare un programma politico. 

In Scelta Civica c'è chi ha fatto altre scelte. Crede in un recupero del rapporto? 

Casini ha assunto una posizione molto netta, per cui credo che un problema di collocazione non si ponga per noi, piuttosto proprio per gli ex colleghi che hanno compiuto altri percorsi. Andranno incontro a qualche difficoltà quando dovranno riconoscersi nella tattica dell'Udc, che dopo tanti anni rientra nel centrodestra. 

Governo Letta: la collega Lanzillotta rilancia il pressing per un cambio di passo. 

La nostra posizione è chiara da tempo. Sosteniamo alle larghe intese non solo per fare una legge elettorale, ma soprattutto per dare delle risposte urgenti al Paese sul fronte dell'occupazione e della crescita. A giorni attendiamo una risposta dal premier. Certo è che il governo non può restare prigioniero delle contraddizioni interne al maggior azionista della maggioranza".


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